Archivio per la categoria ‘Tradurre

Scrittura, creatività e traduzione   Leave a comment

Cristina Biasini, traduttrice e sceneggiatrice, sarà ospite oggi del quarto incontro di “Diventare traduttore” di EST per parlarci dell’importanza della scrittura e della riscrittura per i traduttori professionisti.

M.C. Escher, Mani che disegnano (litografia, 1948)

M.C. Escher, Mani che disegnano (1948)

Ripropongo questa sua riflessione sulla componente creativa nella scrittura e sul rapporto tra scrittura e traduzione:

Se si analizza l’attività della scrittura in quanto tale, a prescindere dai generi testuali in cui rientra di volta in volta, è possibile distinguere due modalità fondamentali: la prima consiste nella produzione di un testo che prima non esisteva – e può trattarsi di un sonetto come della lista della spesa; la seconda consiste nella produzione di un testo che, di fatto, è l’interpretazione, riformulazione o traduzione di un testo esistente – e qui ricade il lavoro di traduttori, editor, redattori ecc. Per comodità, possiamo chiamare la prima modalità scrittura propriamente detta e la seconda traduzione in senso lato.

È molto facile riconoscere, anche solo per buon senso, che nella “scrittura propriamente detta” c’è una componente creativa più o meno forte. (Si noti anche nella stesura della lista della spesa si può essere piuttosto creativi: c’è chi la fa secondo l’ordine della merce nel supermercato, chi raggruppa gli ingredienti dei piatti che vuole cucinare, chi annota le cose via via che finiscono, ecc.). Eppure, quasi tutti coloro che scrivono per mestiere sanno perfettamente che l’unico momento in cui producono un testo ex novo è quando scrivono una bozza, o prima stesura. Per arrivare al testo definitivo, è spesso necessaria una fase più o meno lunga e complessa di revisione. Se stiamo alla distinzione tra “scrittura propriamente detta” e “traduzione in senso lato”, la revisione di un testo ricade senza dubbio nella seconda categoria. Non c’è bisogno di analizzare nel dettaglio il lavoro di scrittrici e scrittori che passano attraverso una o più revisioni prima di arrivare al testo definitivo, per riconoscere l’alto tasso di creatività richiesto da questo lavoro. Spesso, dalla bozza all’ultima stesura i cambiamenti sono tanti e tali da far pensare che si tratti di due testi completamente diversi; eppure, si tratta semplicemente del risultato di una revisione molto approfondita.

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Il concetto di “traduzione in senso lato” è ripreso da Romàn Jakobsón in “Aspetti linguistici della traduzione”, Saggi di linguistica generale (a cura di Luigi Heilmann, Feltrinelli 1994, p. 56-64), analizzato da Bruno Osimo in Jakobson e la traduzione – parte prima (Corso di Traduzione, Logos 2004):

Il significato di una parola non è altro che la sua traduzione in altre parole: e qui vediamo quale importanza rivesta la traduzione, intesa in senso lato, per la comunicazione in generale, e in particolare per la comunicazione tra culture. Senza la traduzione sarebbe impossibile portare a conoscenza di qualcuno oggetti che non fanno parte della sua cultura.

Secondo Jakobsón esistono tre modi per interpretare un segno verbale:

  1. La traduzione intralinguistica o riformulazione è un’interpretazione di segni verbali per mezzo di altri segni della stessa lingua.
  2. La traduzione interlinguistica o traduzione vera e propria è un’interpretazione di segni verbali per mezzo di un’altra lingua.
  3. La traduzione intersemiotica o trasmutazione è un’interpretazione di segni verbali per mezzo di segni di sistemi segnici non verbali.
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Buon compleanno EST: la puntata di Tradurre dedicata a Kafka   Leave a comment

La mia Scuola di traduzione festeggia oggi i suoi primi tre anni di corsi di formazione, aggiornamento e specializzazione per traduttori. Tradurre il webcast

La EST ha inaugurato le sue attività il 19 febbraio 2009 con la puntata 0 di Tradurre: una puntata speciale in cui Laura Bocci, germanista e traduttrice letteraria, ha analizzato e commentato quattro traduzioni del racconto “Gibs auf!” (1922) di Franz Kafka, nelle versioni di Giulio Schiavoni, Ervino Pocar, Andreina Lavagetto e Giulio Raio.

I testi delle quattro traduzioni di “Gibs auf!” a confronto.

Buon compleanno, Scuola!

EST Online Winter School 2011   Leave a comment

Da oggi al 18 marzo parteciperò alla seconda edizione della Online Winter School in traduzione editoriale di EST in collaborazione con la Sezione Traduttori del Sindacato Nazionale Scrittori.

OWS 2011

Online Winter School 2011

Quest’anno la European School of  Translation ha aperto agli studenti la sua “bottega del traduttore” con quattro laboratori di traduzione dall’inglese che prevedono la partecipazione attiva dei corsisti (10 allievi per ogni laboratorio) e la correzione individuale del proprio lavoro:

  • Traduzione di letteratura per l’infanzia con Anna Rusconi
  • Tradurre per il teatro (o per il cinema) con Daniele Petruccioli
  • Traduzione di narrativa contemporanea con Anna Mioni
  • Tradurre saggistica per l’editoria con Paola Mazzarelli

La OWS 2011 offrirà inoltre a corsisti e uditori importanti approfondimenti sul mondo della traduzione editoriale: la proposta di traduzione con Laura Prandino; i problemi pratici legati al lavoro (contratti, tariffe e fisco) con Sandra Biondo; la traduzione della parodia con Franco Nasi; la revisione della traduzione con Claudia Tarolo; la traduzione di testi post-coloniali con Vincenzo Barca; i rapporti con le case editrici con Andreina Lombardi Bom; traduzione e psicoanalisi con Laura Bocci.

Nella puntata di “Tradurre” del 16 dicembre 2010 Andrea Spila e Melani Traini hanno presentato la OWS 2011 insieme ad alcuni docenti.

Il muro – Al 3 ottobre 1990   Leave a comment

Berlin Wall Trabant grafitti

Trabant Berliner Mauer

Il 3 ottobre 1990, undici mesi dopo la caduta del Muro di Berlino, la Germania tornava a essere una nazione unita.

Al primo anniversario della riunificazione Reiner Kunze, scrittore, traduttore e dissidente dalla DDR, dedicò la poesia     “Die Mauer – Zum 3. Oktober 1990”,     ora contenuta nell’antologia  100 poesie dalla DDR (Isbn Edizioni 2010; prima edizione tedesca 100 Gedichte aus der DDR, Wagenbach 2009).

Die mauer
Zum 3. oktober 1990

Als wir sie schleiften, ahnten wir nicht
wie hoch sie ist
in uns

Wir hatten uns gewöhnt
an ihren horizont

Und an die windstille

In ihrem schatten warfen
alle keinen schatten

Nun stehen wir entblösst
jeder entschuldigung

(Reiner Kunze, 1991)

Il muro
Al 3 ottobre 1990

Quando l’abbiamo abbattuto non immaginavamo
quanto sia alto
dentro di noi

C’eravamo abituati
al suo orizzonte

E all’assenza di vento

Alla sua ombra
nessuno gettava ombra

Ora siamo spogliati
di ogni possibile scusa

(Traduzione mia, 1995)

Die Frau mit den 5 Elefanten a Mantova   Leave a comment

Lei è Swetlana Geier, la più grande traduttrice di letteratura russa in tedesco, e a 85 anni ha appena terminato l’opera della sua vita: una nuova traduzione dei grandi romanzi di Dostoevskij, i ‘cinque elefanti’.

Frau 5 Elefanten Foto

La donna con i cinque elefanti

Una figura carismatica e leggendaria, nella cui esistenza si riflettono le ombre del Novecento. Swetlana perde il padre a seguito delle purghe staliniane e la migliore amica nel massacro di Babi Yar. Nella Kiev occupata lavora come interprete per i tedeschi, poi viene internata con la madre in un campo di lavoro e nel 1943 è costretta ad abbandonare la sua Ucraina per non farvi più ritorno. Si stabilisce in Germania, dove finita la guerra studia germanistica e linguistica comparata.  Nel 1957 inizia a tradurre in tedesco i grandi autori russi e a insegnare in diverse università. Oggi è a capo di una famiglia molto numerosa, nonna e bisnonna di tanti nipoti.

Il suo lavoro è caratterizzato da un rapporto intenso, fisico con il linguaggio e da un rispetto assoluto per gli scrittori che traduce. Pretende che la traduzione colga lo spirito dell’opera e l’essenza dell’autore e allo stesso tempo è consapevole di quanto ogni traduzione sia imperfetta e legata al proprio tempo. Dice: “Le traduzioni sono mortali, ogni epoca merita le proprie”.

Frau 5 Elefanten Plakat

"Die Frau mit den 5 Elefanten" (2009)

A 85 anni, insieme al regista Vadim Jendreyko, Swetlana Geier ritorna nei luoghi della sua infanzia in Ucraina, per la prima volta dopo la guerra. Nel film-documentario “Die Frau mit den 5 Elefanten” (Svizzera/Germania, 2009)  la storia della sua vita e la sua attività letteraria si intrecciano e si indaga il mistero di questa donna straordinaria e instancabile: è il racconto di una grande sofferenza, di aiuti segreti e opportunità insperate ma anche del mestiere di tradurre e di un amore per il linguaggio e la letteratura capace di eclissare ogni altro sentimento.

Uscito in Germania all’inizio di quest’anno, già vincitore di premi in vari festival, “Die Frau mit den 5 Elefanten” sarà proiettato al Festivaletteratura 2010 di Mantova il 10 e 11 settembre , nell’ambito della rassegna ‘Pagine Nascoste’.

Was ist die Kunst des Übersetzens?   Leave a comment

C’è ancora chi legge letteratura in traduzione senza pensare che faticherebbe non poco a scoprirla se non fosse stata “trasferita” nella sua lingua madre.

Nel delizioso cortometraggio  Was ist die Kunst des Übersetzens? (Cos’è l’arte di tradurre?)  traduttrici e traduttori dalle e nelle lingue dell’Europa sudorientale ci aiutano a comprendere quale lavoro di mediazione culturale comporta questo processo fondamentale di “trasferimento linguistico” delle letterature oltre i confini.

Secondo la poetessa e traduttrice macedone  Lidjia Dimkovska ” …senza traduzione non esisterebbe la letteratura mondiale, perché possiamo leggere la letteratura solo nelle lingue che comprendiamo. Le traduzioni hanno un ruolo importante nella nostra vita: se conosciamo meglio le altre letterature, la nostra libertà d’espressione è maggiore e il nostro mondo più grande”.

Il video è stato prodotto da SO_Übersetzen (Associazione per la promozione della traduzione letteraria dalle lingue slave dell’Europa sudorientale) nell’ambito del convegno “Übersetzer als interkulturelle Vermittler – Literatur finden, übersetzen, verbreiten” (“Traduttori come mediatori culturali-Scoprire, tradurre, diffondere letteratura), che si è svolto a Zagabria nel novembre 2009.

[Fonte: Text & Blog – Das Weblog von Markus Trapp]

Escrever é traduzir/Scrivere è tradurre   Leave a comment

Escrever é traduzir. Sempre o será. Mesmo quando estivermos a utilizar a nossa própria língua. Transportamos o que vemos e o que sentimos (supondo que o ver e o sentir, como em geral os entendemos, sejam algo mais que as palavras com o que nos vem sendo relativamente possível expressar o visto e o sentido…) para um código convencional de signos, a escrita, e deixamos às circunstâncias e aos acasos da comunicação a responsabilidade de fazer chegar à inteligência do leitor, não a integridade da experiência que nos propusemos transmitir (inevitavelmente parcelar em relação à realidade de que se havia alimentado), mas ao menos uma sombra do que no fundo do nosso espírito sabemos ser intraduzível, por exemplo, a emoção pura de um encontro, o deslumbramento de uma descoberta, esse instante fugaz de silêncio anterior à palavra que vai ficar na memória como o resto de um sonho que o tempo não apagará por completo.

O trabalho de quem traduz consistirá, portanto, em passar a outro idioma (em princípio, o seu próprio) aquilo que na obra e no idioma originais já havia sido “tradução”, isto é, uma determinada percepção de uma realidade social, histórica, ideológica e cultural que não é a do tradutor, substanciada, essa percepção, num entramado linguístico e semântico que igualmente não é o seu. O texto original representa unicamente uma das “traduções” possíveis da experiência da realidade do autor, estando o tradutor obrigado a converter o “texto-tradução” em “tradução-texto”, inevitavelmente ambivalente, porquanto, depois de ter começado por captar a experiência da realidade objecto da sua atenção, o tradutor realiza o trabalho maior de transportá-la intacta para o entramado linguístico e semântico da realidade (outra) para que está encarregado de traduzir, respeitando, ao mesmo tempo, o lugar de onde veio e o lugar para onde vai. Para o tradutor, o instante do silêncio anterior à palavra é pois como o limiar de uma passagem “alquímica” em que o que é precisa de se transformar noutra coisa para continuar a ser o que havia sido. O diálogo entre o autor e o tradutor, na relação entre o texto que é e o texto a ser, não é apenas entre duas personalidades particulares que hão-de completar-se, é sobretudo um encontro entre duas culturas colectivas que devem reconhecer-se.

“Traduzir” por José Saramago, Outros Cadernos de Saramago (2 Julho 2009)

escrever

Scrivere è tradurre. Lo sarà sempre. Anche quando stiamo utilizzando la stessa lingua. Trasformiamo quello che vediamo e che sentiamo (supponendo che il vedere e il sentire, come li intendiamo in generale, siano qualcosa di più che le parole con cui ci è relativamente possibile esprimere il visto e il sentito…) in un codice convenzionale di segni, la scrittura, e lasciamo alle circostanze e alle casualità della comunicazione la responsabilità di far arrivare all’intelligenza del lettore, non la totalità dell’esperienza che ci siamo riproposti di tradurre (inevitabilmente frammentaria se rapportata alla realtà di cui si era alimentata), ma almeno un’ombra di quello che nel profondo del nostro spirito sappiamo essere intraducibile, per esempio, l’emozione pura di un incontro, la meraviglia di una scoperta, quell’istante fugace di silenzio precedente alla parola e che rimarrà nella memoria così come il resto del sogno che il tempo non cancellerà interamente.

Il lavoro di chi traduce sarà quindi quello di portare in un’altra lingua (all’inizio, la sua stessa) quello che nell’opera e nell’idioma originale era già stato “traduzione”, cioè, una determinata percezione di una realtà sociale, storica, ideologica e culturale che non è quella del traduttore, nutrita, questa percezione, da un intreccio linguistico e semantico anch’esso non suo. Il testo originale rappresenta appena una delle “traduzioni” possibili dell’esperienza della realtà dell’autore, essendo poi il traduttore costretto a convertire il “testo-traduzione” in “traduzione-testo”, inevitabilmente ambivalente, visto che, dopo aver cominciato isolando l’esperienza della realtà oggetto della sua attenzione, il traduttore realizza il lavoro più grande di trasportarla intatta nell’intreccio linguistico e semantico della realtà (altra) in cui è incaricato di tradurre, rispettando, allo stesso tempo, il luogo da cui viene e il luogo verso cui va. Per il traduttore, l’istante di silenzio anteriore alle parole è quindi come l’inizio di un passaggio “alchemico” in cui quello che è deve trasformarsi in un’altra cosa per continuare a essere quello che era stato. Il dialogo tra autore e traduttore, sulla relazione tra il testo che è e il testo che sarà, non è soltanto una relazione tra due personalità particolari che devono completarsi è soprattutto un incontro tra due culture collettive che devono riconoscersi.

“Tradurre” di José Saramago, il Quaderno di Saramago (2 luglio 2009)

[Foto: escrever da Arte Com Cristo]

Pubblicato 20 luglio 2010 da silviapellacani in português, scrivere, Tradurre

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